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Educare lo sguardo... le Marche che non ti aspetti.

Educare lo sguardo. Così abbiamo chiamato il nostro progetto di viaggi attraverso luoghi non necessariamente alla ribalta – o forse, per fortuna! – del turismo. E il giorno dopo il rientro dal nostro itinerario nelle Marche maceratesi, la sensazione è che la strada intrapresa sia quella giusta.

Pur lavorando nel turismo, ti rendi conto di quanto questo settore abbia una forza dirompente, capace anche di deformare i territori, trasformandoli talvolta in qualcosa di scenografico e attraente, ma vacillante nell’anima. Perché l’anima originaria, quella che aveva reso speciale quel luogo, rischia poco alla volta di spegnersi.

Ti rendi conto anche di quanto l’era degli influencer e della superficialità rischi di fare male a questi territori, mettendoli alla mercé di un modo di viaggiare in cui conta più il prossimo post da pubblicare che il desiderio di capire, lasciarsi ispirare e, magari, crescere un po’ come uomini e come donne.

Anche la scelta di rivolgerci ai direttori e ai curatori di alcuni Musei Diocesani, nata grazie alla consulenza di Laura Marino, che ringrazio profondamente, mi rendo conto abbia innescato qualcosa di quasi inaspettato.

Tutto, in effetti, era iniziato dall’idea di rendere appetibili luoghi che troppo spesso vengono etichettati come noiosi e quindi scartati dalle scelte dei visitatori. Ma in realtà c’è qualcosa di più.

Scegliere questi luoghi significa entrare in spazi che sono custodi non soltanto di opere d’arte, ma di veri e propri “pezzi di comunità”: oggetti venerati, amati, verso i quali per secoli sono stati rivolti sguardi e preghiere, portati in processione, utilizzati per celebrare momenti storici e significativi della vita collettiva.

L’incontro con direttrici come Barbara Mastrocola, quindi, non è stato una semplice visita, ma la testimonianza di come un museo possa diventare una nuova piazza, un punto d’incontro per una comunità disorientata e ferita dopo il sisma che ha colpito Camerino e il suo territorio.

Questi musei sono custodi di tesori, certamente, ma non soltanto dal punto di vista artistico. Sono custodi anche di un patrimonio umano. Ed è proprio per questo che possono diventare luoghi profondamente emozionanti e commoventi.

Le parole di Barbara sono state quelle di una storica dell’arte e di una curatrice, ma anche quelle di una testimone umanamente coinvolta negli eventi.

E allora quel suono dei trolley degli studenti, che ci raccontava di aver sentito per le strade di Camerino subito dopo il sisma, mentre lasciavano la città, è diventato qualcosa di terribilmente concreto. Il rumore di un abbandono improvviso della normalità, di una quotidianità interrotta che ancora oggi fatica a essere pienamente riconquistata.

Quel suono è rimasto dentro di noi. Credo che lo ricorderemo a lungo.

Ecco, questa immersione così totalizzante è stata, secondo me, un valore aggiunto talmente grande da rafforzare una convinzione: un turismo diverso può esistere.

È un turismo che deve giocare su molti equilibri e richiede delicatezza, rispetto e capacità di ascolto. Ma è proprio quello al quale desideriamo dare il nostro contributo.

A questo punto, Educare lo sguardo può forse diventare qualcosa di più di un insieme di partenze. Può diventare uno stile, un progetto, un modo di viaggiare rivolto a menti e anime sensibili, alla ricerca di un turismo possibile.

Può diventare anche un catalogo di possibilità, di luoghi e di incontri sempre disponibili, capace di costruire nel tempo un’offerta alternativa per chi sente di essere vicino a questa sensibilità.

Questa sarà la nostra ambizione.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito e contribuiranno a costruire questo progetto.

Continuiamo questo percorso insieme. Continuiamo a Educare lo sguardo.

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La Bussola
Giorgio Baravalle

Un museo da non dare per scontato

Ecco qui il sito ufficiale per entrare ed approfondire le meraviglie di questa terra Visita

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